Leggiamo e riportiamo da SiciliaInformazioni.it l’articolo che risulta essere di importante rilevanza sulla morte di un ex illustre salemitano.

 

Il generale Vito Miceli, siciliano di Salemi, ex capo del SID, morì  per arresto cardiaco in una clinica di Roma il giorno 1 dicembre 1990. Vito Ciancimino, siciliano di Corleone, ex sindaco di Palermo, una condanna per mafia, mori’ il 18 novembre 2002 nella sua abitazione a Roma, in via Salita Bastionello 9, per arresto cardiaco. Avevano quasi la stessa età, avendo superato entrambi la settantina, nessun sintomo faceva presagire l’esito fatale. Sono morti, stando ai referti, di morte naturale.

Vito Miceli se ne ando’ all’altro mondo alla vigilia della sua deposizione in Commissione stragi. Avrebbe dovuto essere interrogato il 10 dicembre 1990, aveva manifestato pubblicamente l’intenzione di vuotare il sacco, perchè la consegna del silenzio era stata violata da un Ministro della Repubblica, Giulio Andreotti, su Gladio o stay behind, l’armata nascosta che aveva il compito di combattere i comunisti, nostrani e d’Oltralpe.

L’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, stando ad alcune indagini recenti, ed alle dichiarazioni del figlio, Massimo, era al centro di una complessa trattativa, che avrebbe dovuto spegnere le iniziative stragiste di Cosa nostra in cambio della mano leggera dello Stato sui boss detenuti con il 41 bis.

Ciancimino non era un collaboratore di giustizia, ma nemmeno il contrario, era un collaboratore sui generis. Manteneva la dignità di uomo d’onore, ma metteva a disposizione la sua autorità per aggiustare le cose e ricavarne benefici. Un mestiere, in definitiva, che aveva sempre fatto, e grazie al quale aveva raggiunto un invidiabile benessere.

Il generale Miceli era un cardiopatico, curava la prostata come la maggior parte degli uomini alla sua eta’. Gli fu consigliato dal medico di fiducia di “togliersi il pensiero”. Il generale nutriva fiducia illimitata nel suo medico e accolse il consiglio. L’intervento chirurgico – cosi’ scrissero i medici nel referto – ando’ magnificamente. E a parte la telefonata di un pezzo grosso – Miceli ne parlo’ con la moglie molto turbato, perche’ non avrebbe voluto se si sapesse della sua degenza – trascorse le giornate post-operatorie serenamente.

Dopo la sua morte, i congiunti si accorsero che il medico di fiducia, colui che aveva vivamente consigliato il ricovero in clinica e l’intervento chirurgico, era scomparso. Introvabile. Di lui si perdettero le tracce, ed ancora oggi questo episodio costituisce il cruccio di qualcuno di congiunti. Poco per costruire la trama del crimine, ma molto per farsi domande e inanellare sospetti.

Vito Ciancimino teneva in gran conto la sua salute. Aveva un medico personale in Svizzera,dove si recava regolarmente anche quando non era afflitto da sintomi di alcun malessere. Giusto per una check up. La salute era il tallone d’Achille di Vito Ciancimino. Bastava poco perche’ si preoccupasse e ricorresse al “luminare” svizzero.

La sua morte fu improvvisa, niente che facesse presagire l’evento. I congiunti ne ebbero notizia dopo l’intervento dei servizi, poterono vedere la salma molte ore dopo, da dietro un vetro. Scomparve la coppia di giovani bulgari che governava la sua casa e accudiva ai bisogni dell’ex sindaco. Diligenti, inappuntabili, efficienti. E poi, scomparsi nel nulla. Giusto come il medico del generale Miceli.

Uno dei figli di Vito Ciancimino, Massimo, è convinto che il padre sia stato ammazzato, siccome dice tante cose e tiene desta l’attenzione su vari episodi di qualche rilevanza, la sua denuncia è stata accolta con il beneficio dell’inventario.

I congiunti del generale Miceli, invece, sono stati sempre sobri e silenziosi. Troppe le attività sotto traccia dell’ex capo del Sid perchè potessero nutrire concreti sospetti sulla base di moventi di qualche rilievo. Il generale, tra l’altro, teneva lontani i coingiunti delle sue tormentate vicende.

Ovviamente in entrambi i casi, Miceli e Ciancimino, i servizi hanno fatto pulizia. I familiari hanno accettato che venissero portati via documenti e carte senza fiatare. Ma questa è la regola quando ad andarsene è un personaggio appartenente alla zona grigia e coinvolto negli affari di Stato. I due siciliani, Miceli e Ciancimino, morti di morte naturale alla vigilia di grandi eventi, sono stati protagonisti di quaranta anni di storia siciliana. Le pagine di storia che non sono state ancora scritte.

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