Si chiama Francesco Di Lorenzo, talentuoso pittore passa il tempo a ritrarre i propri amici, a studiare e spesso a pensare qualcosa di nuovo per la sua città. Uno dei pochi giovani che tengono a cuore ancora Salemi, che non va in giro a dire “che schifo di paese” e che quando può partorisce qualche nuova idea.

Siamo seduti ad un tavolo di un bar e mi parla di Salemi, siamo d’accordo su molti argomenti. Poi arriviamo alle festività di San Giuseppe, tradizione profanata da anni dal dio denaro.

La sua idea è rivolta a tutti coloro che come lui amano la propria città. “Da un po’ di tempo c’è una festa a Salemi che va scemando, la Festa di San Giuseppe; ormai sono sempre meno le persone che fanno una Cena in onore del Santo”.

Facile da analizzare questa situazione, da quando il comune finanzia le cene, la tradizione si è trasformata in manifestazione. Le famiglie delle contrade periferiche, che da anni per voto realizzavano la cena, si lamentano che gli autobus non vengono accompagnati presso le loro abitazioni favorendo la visita nelle cene finanziate dal comune dove, ai turisti, viene dato il pane in cambio di un’offerta (non vogliamo essere polemici, diciamo in cambio ma dovremmo dire altro). Chi lo fa per voto si trova in difficoltà già a spendere una cifra abbastanza alta per fare la cena e che non vede ricambiato l’impegno economico e temporale oltre che fisico da parte di chi dovrebbe tutelare la tradizione.

E quindi va al cuore dell’idea: “La mia proposta sarebbe quella di fare una grande struttura (come quella fatta nella piazza di San Francesco di Paola, u santu patri..qualche hanno fa) chiedendo la collaborazione della comunità, non monetariamente ma in manodopera e magari portando ognuno qualcosina (tipo le materie prime che sono di basso costo e che sono il vero bisogno per fare la cena e non i soldi).”

Oggi pochi sono in grado di fare il pane. Tempo fa nelle scuole c’erano i veri e propri laboratori dove spesso i nonni degli studenti, insieme ai professori ed altri volontari, tramandavano la tradizione. Da anni ora non si realizzano più questi laboratori, facendo quindi morire più avanti si va la tradizione.

La tradizione sta svanendo, ogni anno sempre meno turisti e, soprattuto, meno gente che veramente sente la tradizione come accadeva una volta: “Così come si faceva un tempo, quando ognuno andava ad aiutare il vicino, il parente, l’amico che faceva una Cena.”

La sua idea, semplice, economica e nobile, ha un fine: quello di riaccendere la passione e la tradizione degli anni che furono. Solo in questo modo potrà riaccendersi quella miccia e quella volontà di portare gente nel proprio paese durante l’unica settimana di tutto l’anno in cui Salemi vedeva un po’ di gente diversa dalla solita.

“La mia è solo una proposta ma potrebbe essere un’idea, sia per valorizzare ancora una volta le nostre tradizioni sia per portare magari un po’ di turismo nella nostra amata Salemi affinché non venga dimenticata.”

Finiamo la chiacchierata su San Giuseppe e mi viene in mente un’altra idea da integrare alla sua proposta. Io la lancio come provocazione ma potrebbe essere presa in considerazione: perché non realizzare le cene di quartiere a mo’ di competizione? I vari plessi scolastici potrebbero fare da sentore, da capofila e da centro di raccordo per il singolo quartiere in modo tale da recuperare una tradizione, tramandarla, utilizzare locali già a norma e attrezzati (evitando quindi locali non a norma, impresentabili…) e smistare i turisti in tutta la città. Sarebbe anche un’occasione per far conoscere la nostra città a tutti, e tutta la nostra città. Salemi non è solo la via Amendola. Le attività commerciali non sono solo quelle. Il pane dovrebbe essere donato e non venduto. La gente se ne deve andare e deve tornare il prossimo anno più numerosa: non deve tornare a casa e fare cattiva pubblicità con altri. Anche perché, volendo esagerare, 1kg di pane costa al massimo 2€ (per gli ingredienti). Una “cudduredda” di poche centinaia di grammi non può essere venduta per 2€. Non può essere venduta!

Ripartiamo dal ricredere nelle tradizioni e dal fare qualcosa per gli altri e non solo per se stessi, così cresceremo e recupereremo la nostra città.

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