Prendendo in prestito l’ormai storica affermazione a fine corsa del telecronista Mediaset per il motociclismo Guido Meda, RENZI C’E.

Come da previsioni Matteo Renzi vince in modo netto e straripante le primarie aperte del Pd (dopo aver vinto le convezioni nei circoli riservati ai solo iscritti, risultato non del tutto scontato) con un risultato del 68% dei consensi staccando di 50 punti percentuale l’uomo dell’apparato Pci-Pds-Ds (con piccoli rigurgiti democristiani che, più che altro, han sostenuto colui che si opponeva al loro incubo Renzi: fosse stato pure mi sa Capezzone) e di 54 il cane sciolto (considerato dentro il pd anche il “grillino” per le sue aperture note al mondo pentastellato) Civati.

Risultato di Renzi ancor più importante anche grazie (se non sopratutto, visto che in fondo la vittoria mai è stata in dubbio) all’enorme partecipazione popolare al voto vicina ai 3 milioni di presenze ai seggi.

Perchè ha vinto Renzi? Io mi sono dato una risposta analizzando nel mio piccolo i 3 candidati arrivati al rush finale e gli uomori sentiti nelle piazze, nei circoli, in rete etc. Molta gente giovane, ma non solo, diceva: “Cuperlo? Brava persona, però dietro ha tutto quella massa di personaggi a cominciare dal BAFFINO”. Questo gli ha tagliato le gambe: l’identificazione con quell’apparato Pd, essenzialmente fatti alla mano del fallimento di un certo modello di centrosinistra per il buon Gianni, è stato letale. Ma non solo questo: le sue posizioni sicuramente legittime è rispettabili sul partito, sulla società, sulla struttura dello stato e della sua architettura istituzione, dell’economia e delle politiche del lavoro, sono sembrate ai più ferme al secolo scorso. Una delle battute ricorrenti che ho sentito su Cuperlo è stata “ottimo segretario di partito se non fossimo nel 2013 invece che nel 1979”. Insomma è stato percepito come il rappresentate della conservazione del partito e delle idee di un tempo che furono (il che non è detto che sia cosa solo negativa).

Il brianzolo Civati invece ha un impostazione di partito e di società molta movimentista: un partito che sembra piu di lotta che di governo. Una vittoria, la sua, che probabilmente avrebbe essenzialmente portato il PD a una nuova forma di Pci forte a sinistra ma che sarebbe stato minoritario a vita, a mio modesto avviso.

Infine Renzi che ha una visione del partito, della società, della politica molto elastica: il partito aperto non solo ai vecchi valori della sinistra riformista ma anche ai temi che fino a ieri (ingiustamente) erano ad appannaggio della destra (per questi motivi attirandosi molte critiche da sinistra). Un partito di massa che inglobi, e non escluda, a prescindere: che ascolti i problemi e i temi di tutti; che non vive sui temi concreti solo sugli schemi del passato; che nello stesso tempo, dando sicurezza di continuità, risalti i valori positivi del sistema partito e istituzionale.

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Quindi alla fine possiamo classificare gli elettori in generale in 3 fasce:

  1. Chi voleva la “rottura” totale e immediata del sistema e del vecchio pd ha votato Civati.
  2. Chi voleva un ricambio del pd e un ricambio del sistema però senza strappi immediate e magari troppi estremismi ha votato Renzi.
  3. Chi gli stavano bene le cose come andavano ha votato Cuperlo, essenzialmente anziani militanti e simpatizzanti del PCI-PDS-DS (Fioroni e Marini gli han portato forse il solo voto loro) che ricordavano con affetto un tempo che fu: e ogni giorno sono sempre di meno.

Civati ha preso invece in modo più eterogeneo, come età, sia giovani (molti) e che mezza età: nati con la sindrome del Berlusconismo, cioè “non mischiamoci con gli altri”.

Renzi invece ha preso tutto: elettori storici del PD, astenuti, elettori pure di sinistra radicale stanchi di perdere e anche diversi ex elettori di centrodestra (che magari prima votavano la perchè non ascoltati dal centrosinistra).

Ha rotto gli schemi parlando a tutti e cercando di ascoltare i bisogni della gente e questo, a mio avviso, non è populismo e basta, come qualche suo detrattore dice, ma è capacità di far politica e di ascoltare la gente: per questo oggi è il politico che riscuote più fiducia, perchè è uscito dai salotti ed è andato in mezzo la gente.

Adesso però per Renzi comincia la sfida vera, adesso dovrà dimostrare a quelle milioni di persone che vedono in lui e nel suo progetto una speranza, forse l’ultima speranza, per questo paese. Senza fare gli errori dei suoi predecessori: deve stare inoltre attento a non mettere i suoi progetti personali davanti a tutto, cosa che spesso nel centrosinistra con altri è accaduto. Inoltre deve stare attento a mio avviso a non creare problemi di tenuta al governo Letta: governo che non ci piace ma che, ci piaccia o meno, è l’unico al momento possibile almeno fino al 2015. Deve aiutarlo anche in modo duro a fare le riforme: alla crescita economica di imprese e famiglia etc.

Se riuscirà a far tutto ciò e a non farsi mettere alle corde di coloro i quali oggi ha asfaltato all’interno del PD, ma che possono tentare sempre un colpo di coda, per tanti anni potremo pensare a Guido Meda perchè RENZI CI SARA’.

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