L’avevamo anticipato, con preoccupazione, ipotizzando un viaggio verso coste vicine, nel mediterraneo. Ora è pressoché ufficiale: l’arsenale chimico siriano dovrebbe essere trasferito in un porto civile della Sicilia o della Sardegna. E tutto ci fa sospettare che alla fine sia la Sicilia la sede “privilegiata”,visto che è qui che la U.S.Navy ha una sede logistica e militare imponente e più sicura. Citando fonti ministeriali, Guido Olimpio, ha scritto sul Corriere della Sera che le armi chimiche “potrebbero transitare in un porto civile o in una installazione militare protetta”. Dopo il “parcheggio” direbbero essere avviate in altra località per essere distrutte.

Nei giorni scorsi, ha ricordato Olimpio, il ministro degli Esteri, Emma Bonino, aveva annunciato la disponibilità italiana a “fare la sua parte” per la soluzione del problema. “L’Italia – ha affermato il ministro nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Esteri di Camera e Senato – ha dato una disponibilità di massima all’utilizzo di un porto per il trasbordo su navi dei container con armi chimiche, che non toccheranno assolutamente il territorio italiano. Si tratta solo di un trasbordo alla distruzione in base agli accordi internazionali”.

Spetterà all’Opac, che si occupa per mestiere della distruzione delle armi chimiche, a scegliere lo scalo marittimo più idoneo “sulla base del pescaggio, la capienza e la sua lontananza o la vicinanza dal centro abitato”. Queste condizioni saranno rispettate anche per il periodo della custodia? Quali rischi presenta il parcheggio delle armi chimiche e quali operazioni verranno effettuate durante il parcheggio?

Si tratta di componenti rigorosamente separate, 500 tonnellate in 150 contenitori, che mescolate insieme diverrebbero un’arma micidiale. Il viaggio avrà inizio nel porto siriano di Latakia su navi battenti bandiera norvegese e danese, che per ora si trovano dislocate nel porto di Cipro. Siccome Latakia è centro di combattimenti questa prima fase presenta non poche incognite e pericoli. Viene assicurato un rigoroso controllo di esperti di armi chimiche fin dall’inizio delle operazioni. Sulla durata della permanenza e di arrivo in Sicilia (o Sardegna) dei 150 contenitori si sa poco o niente. L’area destinata a ospitare l’arsenale subirà un trattamento speciale per motivi di sicurezza. Verrà vigilata da contingenti militari dell’esercito per prevenire incidenti o sabotaggi.

L’Opac prevede che il trattamento delle sostanze chimiche e la loro distruzione richieda un mese e mezzo circa. La neutralizzazione delle sostanze, scrive il Corriere della sera asi svolgerà in acque internazionali. La nave americana “Cape Ray”, alla fonda in Virginia, preparata all’uopo, dovrebbe essere incaricata dell’ultima delicatissima fase dell’operazione. Le autorità regionali, per quanto ne sappiamo, non sono state informate. Non mancano le preoccupazioni. Perché solo e sempre la Sicilia nelle operazioni militari internazionali?

[via]

Profilo della Redazione. Con questo account verranno pubblicati i comunicati stampa, le notizie riportate da altri siti ed altro materiale generico.

No Comments

You must be logged in to post a comment.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: