Questa storia che sto per raccontarvi è una storia particolare, una storia di umanità e fratellanza.

Parole che siamo abituati ad ascoltare in diversi contesti, ma che mai penseremmo di trovarle associate a dei fatti di guerra, in un campo di battaglia.

Era il Natale 1914, un freddo, gelido Natale di cento anni fa: il primo Natale di guerra. Sarebbe dovuta durare pochi giorni, così si pensava, la Grande Guerra. Poche settimane, qualche mese massimo davano le previsioni più pessimistiche. I giovani soldati chiamati alle armi partivano per il fronte spinti da un’irrefrenabile ondata di patriottismo, entusiasti dell’idea di vivere avventure eroiche, inconsapevoli di quello che invece li avrebbe aspettati. Tutti erano sicuri di vincere e di tornare dai propri cari prima di Natale : “A Natale tutti a casa!”, si urlava, “e con la vittoria in tasca!”.

Ma eravamo nel dicembre 1914, erano passati sei mesi dall’inizio della guerra, e i confortevoli focolari di casa attorno ai quali si stringeva tutta la famiglia per festeggiare il Natale erano ancora un lontano miraggio. I soldati erano sempre lì, sul campo di battaglia, e iniziavano a essere provati dalla vera durezza della guerra. Dopo la battaglia della Marna, si iniziava ad avere sempre di più la piena consapevolezza che quella non sarebbe stata di certo la tanto esaltata guerra lampo che i capi di stato volevano far credere, ma una logorante guerra di posizione, che di lì a poco avrebbe condannato a morte più di 15 milioni di persone, tra combattenti e civili.

I soldati iniziavano a demoralizzarsi e stremati si ritrovavano a vivere nel fango in condizioni disumane: zaini, vestiti e scarpe bagnati e interamente ricoperti di fango. La vita nelle trincee, tra neve, freddo, pioggia, topi, pidocchi, cattivo odore dei cadaveri in putrefazione, era diventata insostenibile e logorava il fisico e il morale degli uomini.

In molti tratti del fronte le due trincee nemiche della prima linea distavano poche decine di metri: le sentinelle di uno schieramento potevano guardare negli occhi quelle nemiche e sentire le loro voci. Il numero dei morti in questi primi mesi di guerra superava già le 400.000 vittime.

Nel pieno di questo orrore nella notte di Natale del 1914 sul fronte occidentale, nella zona intorno la cittadina di Ypres, tra il Belgio e la Francia settentrionale, avvenne qualcosa di inaspettato.

Da una parte gli inglesi e i francesi, dall’altra i tedeschi, dispersi tra le loro rovinose postazioni. Improvvisamente la macchina bellica si fermò. Se solo si avesse avuto la possibilità di poter vedere cosa stava accadendo in quell’angolo bellicoso di mondo, l’intero genere umano si sarebbe inginocchiato a riflettere di fronte a tanta meraviglia.

I soldati tedeschi iniziarono a posizionare delle candele sul bordo delle loro trincee e a decorare alberi di Natale. Dall’altra parte del filo spinato i militari britannici guardavano increduli e cercavano di percepire cosa stesse accadendo.

Qualcuno ad un certo punto iniziò a intonare canti di Natale. Gli inglesi capirono che, pur con parole diverse, si trattava delle loro stesse melodie e risposero con altrettanti cori natalizi. Dopo un primo momento di incertezza, tra riserbo e scetticismo, un incontenibile sentimento di serenità si diffuse tra le truppe. I soldati iniziarono ad uscire dalle trincee e venirsi incontro invadendo di gioia quella “terra di nessuno” che li separava giornalmente e dove giacevano un’infinità di proiettili insieme ai corpi senza vita dei soldati che si erano spinti ad oltrepassarla.

Uno splendido approfondimento di Salvo Mirabile sugli eventi della Prima Guerra Mondiale, quando ancora il Natale aveva dei valori

Uno splendido approfondimento di Salvo Mirabile sugli eventi della Prima Guerra Mondiale, quando ancora il Natale aveva dei valori

C’era chi si salutava con strette di mano, chi si abbracciava, chi si scambiava doni, qualsiasi cosa: tabacco, sigari, whisky, cibo, cioccolata, tè, caffè, bottoni delle divise, berretti, capi di vestiario, fotografie degli amici e ricordi dei tempi di pace! Tutti contenti di donare qualcosa e di vivere questo momento di condivisione. Trovarono l’occasione di seppellire insieme i loro morti caduti in battaglia e gli resero omaggio con una veglia funebre. Organizzarono anche una partita di calcio. Poi venne acceso un fuoco e tutti vi si misero attorno a parlare, a cantare, a fumare, a ridere e a scherzare, raccontando momenti di vita passati: scoprirono che molte erano le cose che avevano in comune, scoprirono di essere tutti “umani”.

Non vi fu un solo momento di odio: per un po’ nessuno pensò più alla guerra”: disse il soldato britannico Bruce Bairnsfather.

In alcuni casi questa tregua durò fino a Capodanno, ma quasi ovunque tutto finì la sera stessa di Natale. “Ci salutammo e rientrammo nelle trincee […] poi udimmo dei colpi […]: la guerra era ricominciata”: ricorda malinconico il capitano inglese J. C. Dunn.

Il soldato inglese George Eade racconta nelle sue testimonianze: “Un tedesco mi sussurrò con voce tremante: oggi abbiamo avuto la pace, ma da domani tu combatterai per il tuo Paese e io per il mio. Buona fortuna”. Poi, in silenzio, tornò dalla propria parte. Il miracolo ebbe fine.

Questi accadimenti non furono ben visti dagli ufficiali superiori. Un evento del genere era contrario ai principi militari e non avrebbe potuto più ripetersi.

Un soldato tedesco di origini austriache che all’epoca dei fatti si trovava proprio nella zona di Ypres, quando venne a sapere che alcuni suoi compagni avevano stretto la mano al nemico, definì tale gesto come una “stupida tregua” e scrisse nel suo diario: “Dov’è andato a finire l’onore dei tedeschi?”. Il diario venne in seguito pubblicato con il titolo Mein Kampf; l’autore era Adolf Hitler!

Gli alti comandi dei due eserciti si diedero da fare per impedire che episodi del genere venissero appunto ripetuti. Tradimento passibile della corte marziale: così venne considerato dai Generali questo atto di pacificazione.

Un atto di pacificazione assai pericoloso, che come tale doveva essere occultato. Molti dei protagonisti della famosa tregua di Natale vennero mandati altrove, in altre zone del fronte per evitare che fraternizzassero ancora col nemico. La memoria dei fatti doveva essere cancellata.

La spiegazione di questi provvedimenti può essere compresa in un contesto di ipotesi etologiche e del fattore umano. Un processo di lenta disumanizzazione dell’avversario, di rappresentazione distorta dello stesso in termini stereotipati o grotteschi, a volte subumani, messo in atto dalla propaganda dello Stato è senz’altro utile a far venir meno all’origine le possibilità di intesa personale diretta tra gli avversari durante un combattimento. La chiave del meccanismo si trova nella ‘conoscenza personale’ del nemico che tende a ridurre l’aggressività: «Per questo durante una guerra sono sempre emessi provvedimenti contro la fraternizzazione, che devono impedire che gli avversari si conoscano personalmente e si comportino in maniera amichevole».

Tuttavia l’etologo austriaco I. Eibl-Eibesfeldt, nei suoi scritti sull’Etologia della guerra dice che, nonostante repressione o propaganda, la fraternizzazione può manifestarsi ugualmente in una situazione bellica. Conoscenza personale a parte, talvolta anche un semplice comportamento riconosciuto ‘comune e condiviso’ dai belligeranti può far scattare il riconoscimento del carattere umano dell’avversario fermando la normale aggressività bellica. Un simile episodio è raccontato da Emilio Lussu che ricorda di essersi trovato faccia a faccia col nemico austriaco, ma al momento di premere il grilletto, si risentì di non farlo, perché riconobbe quei tratti di umanità nell’uomo che aveva davanti, dal semplice gesto con cui l’austriaco si accese una sigaretta.

«Non lo potevo sbagliare. Avrei potuto sparare mille colpi a quella distanza, senza sbagliarne uno. Bastava che premessi il grilletto: egli sarebbe stramazzato al suolo. Questa certezza che la sua vita dipendesse dalla mia volontà, mi rese esitante. Avevo di fronte un uomo. Un uomo! […] Fare la guerra è una cosa, uccidere un uomo è un’altra cosa. Uccidere un uomo, così è assassinare un uomo. . Non so fino a che punto il mio pensiero procedesse logico.» : scrive Lussu nel suo libro Un anno sull’altopiano.

E così aveva pure ragione Spinoza quando pensava: “riguardo alle cose umane non riderenon piangerenon indignarsima capire“.

Per quanto riguarda la nostra incredibile storia di cent’anni fa possiamo dire che una cultura comune di festività natalizie che vedeva ancora le sue radici cristiane in Europa fu percepita ed ebbe un ruolo determinante nel creare quell’atmosfera di pace e condivisione nel bel mezzo di un teatro di guerra. Quello della vigilia di Natale del 1914 fu un episodio di straordinaria umanità.

Di recente sono apparsi anche alcuni saggi sull’argomento ed è stato realizzato un film dal titolo “Joeux Noel”, che ha vinto il Leone d’Oro al Festival del cinema di Berlino.

Inoltre, in occasione del centenario della Grande Guerra, la catena di supermercati inglese Sainsbury’s ha creato, in collaborazione con la Royal British Legion, uno spot pubblicitario per la stagione natalizia 2014 basandosi su tale evento. Il breve filmato ha riscosso grande successo sul web.

Con la visione di questo video non resta che farci i nostri più cari auguri di Buon Natale, nel segno della pace e nella speranza che una tregua, come quella di cent’anni fa, possiamo riviverla tutti i giorni nelle nostre piccole cose di vita quotidiana, così come nei grandi conflitti che ancora oggi devastano il mondo, dalla Palestina all’Ucraina, dalla Siria alla Turchia, passando per il Kurdistan, e poi ancora Afghanistan, Iraq, Iran, Pakistan, Cecenia, Egitto, Mali, Nigeria, Repubblica Centroafricana, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sudan, Colombia: 62 stati, 549 milizie, cartelli della droga, gruppo indipendentisti, organizzazioni terroristiche.

“Christmas is for sharing”: Natale è la festa della condivisione, ricorda una scritta sul finale del video. Condividiamo il nostro spirito di pace!

AUGURI DI BUONE FESTE A TUTTI.

SALVO MIRABILE

Studia Giurisprudenza all’Università degli Studi di Palermo, precedentemente Liceo Classico F. d’Aguirre di Salemi. Appassionato di storia, cinema, musica e sport. Attualmente membro di: “Associazione Giovani di Salemi” e “Salemi Urban Lab”.

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