“Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico” (articolo 48 comma 2 della Costituzione).
Salemi si distingue per un’anomalia tutt’altro che irrilevante. Nel nostro comune sono presenti 19 sezioni per circa 7300 voti validi, 1ª sezione ogni 380 votanti. Se analizziamo i dati dei comuni limitrofi, relativi alle sezioni e ai votanti delle ultime amministrative, osserviamo che:
– Vita: 1ª sezione ogni 435 votanti;
– Gibellina: 1ª ogni 500 votanti;
– Santa Ninfa: 1ª ogni 500 votanti;
– Partanna: 1ª ogni 470 votanti.

212F

All’eccessivo numero di sezioni presenti nel nostro paese dobbiamo aggiungere anche il proliferare di numerose liste. Infatti, alle ultime amministrative erano presenti 12 liste e circa 240 candidati al Consiglio Comunale.
Ogni candidato ottiene mediamente pochi voti per ogni sezione e dunque il voto dei singoli e delle famiglie è facilmente individuabile. L’insieme di questi fattori determina un controllo capillare del voto, utile e funzionale al sistema clientelare dei soliti noti. Nel nostro paese non è così diffuso il voto di appartenenza (legato ad un’identificazione di lungo periodo con i partiti) ne tantomeno il voto di opinione (determinato dalla preferenza per i programmi dei partiti e dei candidati sui singoli temi) ma prevale il voto familiare e il voto clientelare. Ciò che conta non sono le proposte, i programmi, le idee e la competenza ma la grandezza della famiglia di appartenenza. Il principio del “do ut des” è dominante e quindi si dà il consenso a chi ti ha dato o ti promette in cambio qualcosa.
Per contrastare efficacemente questo sistema clientelare la cui forza è il controllo capillare del voto e per favorire il voto libero e di opinione occorre necessariamente diminuire il numero delle sezioni. La democrazia non è soltanto compromessa da un pervasivo sistema clientelare ma anche dalla quasi totale inesistenza dei partiti. Tranne il PD e il M5S, gli altri sono movimenti e partiti “usa e getta” che nascono 3 mesi prima delle elezioni e cessano di esistere 3 mesi dopo, il più delle volte legati a determinate persone, senza una sezione ne tantomeno una segreteria. La crisi del nostro paese è determinata dall’assenza dei partiti, dall’incapacità della politica di selezionare un’adeguata e competente classe dirigente e dall’impossibilità dei cittadini (perché intimoriti e controllati) di scegliere liberamente i candidati. Occorre un rinnovato modus operandi per risollevare le sorti dell’antica Atene della Val di Mazara e per un futuro degno di un glorioso passato.

SERGIO GRIMALDI via Facebook

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