Presentato in commissione Salute all’Ars il Piano di Lucia Borsellino con la rimodulazione dei posti letto nella Sanità pubblica. Le riduzioni maggiori in provincia di Catania e riguardano soprattutto i ricoveri di “acuti”. Verranno accorpate molte piccole strutture.

 I tagli ci sono. Ma non ovunque. Ed è già polemica. È stato depositato in Commissione Sanità all’Ars il piano di razionalizzazione della rete ospedaliera siciliana. Una “mappa” che al momento riguarda solo la Sanità pubblica. Nei prossimi giorni sarà il turno dei privati. Ma il documento di Lucia Borsellino sta già scatenando le prime reazioni. Alcune province infatti sarebbero state più “colpite” di altre dalla riduzione, soprattutto, dei posti per “acuti”. Mentre i piccoli ospedali, in molti casi riuniti in “Ospedali riuniti” al fine di razionalizzare, appunto, il servizio, vedrebbero scomparire alcuni reparti importanti.È l’effetto, come detto, del Piano presentato ieri dall’assessore alla Salute, che non fa che accogliere i principi dettati dalla legge Balduzzi. Uno, su tutti: quello dei 3,7 posti letto per mille abitanti. Di questi, lo 0,7 posti letto vanno destinati alle “post-acuzie” (0,2 per la lungodegenza e 0,5 per la riabilitazione).

“La riorganizzazione – si legge nella relazione tecnica allegata al Piano – prevede un’assistenza ospedaliera sul territorio utilizzando il concetto di rete integrata dei servizi anche attraverso il mantenimento dei piccoli e medi presidi ospedalieri riorganizzati in ‘Ospedali riuniti’”.

Piccoli ospedali, quindi, accorpando alcune funzioni, “tale modello – prosegue nella propria relazione Lucia Borsellino – vuole in linea di massima orientare alla rifunzionalizzazione del ruolo dei piccoli ospedali che ancorché essere dismessi si riorganizzano verso una assistenza maggiormente incentrata sulla ‘post acutiae’”.

Ed è proprio questo lo “spirito” della razionalizzazione: ridurre i più remunerativi posti letto per acuti, per rafforzare quelli destinati a lungodegenti e riabilitazione. Oltre alla riduzione delle Unità operative complesse che negli anni passati hanno avuto “meno lavoro” da svolgere.

Eppure, ecco che aumentano i posti letto nei tre distretti dell’Asp di Palermo che comprendono gli ospedali riuniti di Partinico e Corleone, quelli di Termini e Petralia e infine l’Ospedale Ingrassia e Villa delle ginestre. In totale, i posti per acuzie diventeranno 477 rispetto ai 474 del 2010, mentre 272 sono i posti letto previsti per i pazienti cosiddetti ‘post acuti’. Un aumento piuttosto rilevante, se si considera che nel 2010 erano 168. E saranno così divisi: 78 posti letto di lungo degenza e 194 per riabilitazione. Al Civico, invece, “saltano” una trentina di posti letto. Tutti nel settore “acuti”, anche in questo caso. In particolare “colpita”la cardiochirurgia pediatrica e la chirurgia oncologica. Quasi cinquanta, invece, i posti letto cancellati all’ospedale Villa Sofia-Cervello (da 809 a 760). Qui scompaiono quelli di Geriatria.

Se a Palermo i posti letto, tutto sommato, non subiscono nette variazioni, diversa è la situazione di Catania. Fatta esclusione per gli ospedali cittadini, infatti, le strutture pubbliche sono state suddivise tre distretti: Acireale-Giarre, Biancavilla-Bronte-Paternò e Caltagirone-Sant’Agata di Militello. E i posti diminuiscono sensibilmente. Rispetto agli 837 posti totali previsti nel 2010, infatti, quelli per acuti diventeranno ‘solo’ 700. Aumentano, invece, i post acuti: in totale 186 unità dalle 126 previste fino ad oggi. I posti letto saranno così suddivisi: per il primo distretto (Acireale) 197 acuti e 40 per lungo degenze, per il secondo distretto (Biancavilla) 196 acuti e 72 post acuti, infine per il terzo distretto (Caltagirone) 262 acuti e 74 post acuti. All’Ospedale Garibaldi tagliati 37 posti letto (da 646 a 609), tutti nel settore “acuti”. Anzi, ecco spuntare dieci posti letto in più nella “lungodegenza”. Pochi tagli invece al “Cannizzaro”: appena quattro posti letto. In realtà, tra gli acuti la riduzione riguarda 24 unità. Compensate però dai venti posti letto in più per i “post acuti”.

Una riduzione dei posti per acuzie ci sarà anche a Messina, dove – rispetto ai 779 posti letto previsti nel 2010 – verranno concessi 667 posti letto. Aumentano quelli per riabilitazione e lungo degenza: 130 invece degli 88 di tre anni fa. Anche qui, le strutture sanitarie verranno divise in due distretti: Patti-Sant’agata-Mistretta e Milazzo-Barcellona-Lipari-Taormina. Al “Papardo Piemonte” tolti solo otto posti letto. Ma anche in questo caso, si è trattata di una vera e propria rimodulazione: sono venti quelli per acuti cancellati, mentre ecco 37 posti letto in più per riabilitazione e lungodegenza.

L’Asp di Agrigento potrà godere di un consistente aumento dei posti letto nelle strutture pubbliche. Si passa, infatti, dai 777 posti per acuti nel 2010 a 831 posti letto. Diversa la situazione per i post acuti, ovvero le ‘lungo degenze’: rispetto al 2010, l’Asp avrà 10 posti in meno, 246. Un trend che si conferma anche guardando paese per paese. I posti letto per pazienti non in emergenza diminuiscono quasi ovunque, eccezione fatta per Licata, dove aumentano di 8 unità, fino ad arrivare a 40 posti, e a Ribera, dove aumentano di 6: dai 72 del 2010 si passa a 78 posti letto.

Aumentano i posti letto anche per l’Asp di Caltanissetta. Saranno 190 i posti letto in più per le strutture pubbliche, 656 (166 in più rispetto al 2010) per pazienti acuti e 126 (24 in più) per post acuti. Nel primo ‘distretto’, Caltanissetta-San Cataldo, i posti letto per urgenze, però, diminuiscono di 54 unità. Aumentano, invece di 40 le lungo degenze.

In provincia di Ragusa diminuiscono i posti per acuti: sono 53 in meno (da 710 a 657), mentre lungo decenze e riabilitazioni “guadagnano” dieci posti letto. I tagli interessano, in particolare, l’ospedale di Comiso (gli acuti passano da 43 a 16) e quello di Scicli (da 37 a 5), mentre a Modica crescono da 144 a 193. In controtendenza, invece, la provincia di Siracusa. Lì crescono i posti letto sia per acuti (da 666 a 716), sia per post acuti (che quasi raddoppiano: da 80 a 152). Premiato in particolare il presidio di Lentini, dove i posti per acuti passano da 115 a 134, mentre è penalizzato quello di Avola, che perde 73 posti letto in tutto.

Crescono i posti per acuti anche in provincia di Trapani, dove passano da 734 a 760. Stesso trend anche per lungodegenze e riabilitazioni: da 128 a 206. Il piccolo presidio di Pantelleria “perde” due posti letto per acuzie, ma ne guadagna quattro per post-acuzie, mentre per l’ospedale di Trapani non cambia nulla. Movimenti invece nel nuovo “Ospedale riunito” Marsala-Salemi. A quest’ultima cittadina verranno tolti tutti i 26 posti letti finora a disposizione (aree della chirurgia generale e medicina generale soprattutto). Molti di questi posti letto verranno “trasferiti” a Marsala (lì infatti anche gli ‘acuti’ crescono da 123 a 184 post letto). Tra Mazara e Castelvetrano, invece, anche questi accorpati, viene potenziato il presidio di Castelvetrano (più 136 posti letto in tutto), a discapito di quella mazarese (17 posti letto in meno). L’Asp di Enna risentirà di una forte riduzione: divisa in due distretti, Enna-Piazza Armerina e Nicosia-Leonforte, i posti letto per acuti passeranno dalle 545 unità alle 484. Aumentano, ma di poco, i post acuti: in totale 96 rispetto agli 88 previsti nel piano del 2010.

Le reazioni
“Non vorrei che il decreto di riordino della rete ospedaliera in Sicilia – ha detto il deputato Pdl aderente a Forza Italia Marco Falcone – si trasformi in una ulteriore mannaia per il diritto alla salute dei siciliani e specificatamente per i cittadini della provincia di Catania che pagherebbero un prezzo troppo alto in termini di tagli di posti letto e più in generale di LEA, livelli essenziali di assistenza. Se da un lato è giusto razionalizzare ed efficientare la spesa sanitaria – ha aggiunto Falcone – dall’altro diviene necessario non mortificare un sistema sanitario che oggi presenta numerose lacune con tagli che solo nella provincia di Catania superano i 260 posti letto per acuti”.

“Sarebbe opportuno invece – ha concluso Falcone – che prima di ridurre ancora una volta i servizi sanitari e ospedalieri, si pensasse a far funzionare un sistema ospedaliero che lascia molto perplessi, soprattutto in tema di liste di attesa, di adeguatezza dei pronto soccorsi e di qualità delle stesse prestazioni”.

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