[banner align=”aligncenter”]Tra poche settimane ritornerà nella nostra Salemi la giornata del 6 dicembre, la festa patronale in cui si “dovrebbe” fare memoria non solo del Santo Patrono e Protettore S. Nicola ma anche della stessa Città. Amici è proprio così, la festa patronale normalmente è il consueto momento, tipico della religiosità siciliana, in cui i paesi fanno festa al proprio patrono quindi alla propria terra: il patrono infatti esiste solo e sempre in riferimento alla città di cui ne è protettore e spesso anche figura rappresentativa per ragioni storiche, culturali e antropologiche.

Salemi è ricca di appuntamenti devozionali in cui si fa memoria di molti Santi ma proprio la memoria del Santo Patrono è completamente cosi assente e dimenticata che alcuni neanche conoscono il loro patrono confondendolo con altri santi; sostanzialmente non voglio dire che sia un male ma, a mio avviso, è un rilevante segno di ignoranza riguardo la propria identità e un’indifferenza “religiosa e di fede” in merito alla funzione che svolge un protettore.

Ci domandiamo: cosa possiamo fare? Una domanda che alcuni si pongono ogni anno ma rimangono fermi alla sola domanda senza trovare nessuna risposta e soluzione. Evidentemente è compito sia della comunità ecclesiale della città (intendo le diverse parrocchie guidate dalla Chiesa Madre) che della stessa amministrazione comunale fare il meglio per ricordare il suo Santo.

Concretamente purtroppo non ci sono delle reali attenzioni, non voglio essere ripetitivo ma basta guardare ad alcune opere artistiche e storiche del Santo Patrono (quelle di proprietà comunale e quelle di proprietà della Curia) che possiamo dedurre una stabile indifferenza e non curanza ormai ben radicata e affermata. Precisamente mi riferisco alla statua comunale collocata nella centrale Piazza Libertà che dallo scorso 24 agosto è in attesa di essere restaurata in seguito alla rottura di alcuni suoi pezzi e l’antica statua liturgica della ex Madrice (Piazza Alicia) completamente abbandonata e dimenticata ad ogni tipo di dissacrazione e perfino da alcuni non considerata neanche raffigurante in originale S. Nicola ma un nobile del tempo.

In conclusione credo che è un dovere da parte di tutti rivalutare e promuovere la festa patronale sia per la sua funzione religiosa ma anche per il suo forte contenuto storico e culturale, sintesi di un’identità territoriale e civile che abbiamo perso e che dobbiamo recuperare per dare un migliore volto alla nostra città.

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