DISCORSO PER IL SETTANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA FESTA DELLA LIBERAZIONE.

 SALVO MIRABILE – ASSOCIAZIONE GIOVANI DI SALEMI / ASSOCIAZIONE PEPPINO IMPASTATO

24 aprile 2015, Castello di Salemi. 

Salve a tutti,

in questo breve intervento vorrei parlare del significato della Resistenza per i giovani oggi.

Nei giorni scorsi abbiamo messo in piedi, con gli altri ragazzi, un gruppo di lavoro e abbiamo affrontato un percorso formativo ed educativo alla scoperta dei valori che hanno gettato le basi della nostra democrazia. Rispolverando la memoria, abbiamo realizzato delle ricerche per capire fino in fondo l’eredità che i nostri partigiani ci hanno voluto consegnare con la Resistenza: la Resistenza prima di tutto come processo culturale; un processo culturale che tutte le nuove generazioni dovrebbero compiere e che ha di per sé un suo valore morale.

Il coraggio con cui i partigiani e le staffette sono saliti sulle montagne per costruire la nostra libertà, il desiderio di rottura col vecchio sistema segnato dai mali della dittatura e del conformismo: per comprendere tutti questi elementi necessita un’attenta analisi della storia.


Tuttavia, in questi ultimi tempi, non è insolito assistere a tentativi di revisionismo diretti a rimuovere la memoria collettiva e a rendere di fatto la storia quasi svuotata del suo senso. Uno di questi esempi è la proposta di legge 1360/2008 con cui si voleva onorare i combattenti fascisti della Repubblica di Salò, equiparandoli ai partigiani, in quanto anch’essi “convinti della bontà delle loro lotta per la rinascita della Patria…”. Una proposta del genere non è altro che uno sporco tentativo di alterazione della storia, finalizzato precisamente a confondere la realtà dei fatti.

Bisogna quindi saper discernere le virtù dalle ingiustizie, riconoscere la verità, non dimenticare o rendere vano il sacrificio che tanti giovani partigiani hanno compiuto per noi.

Ma che cosa vuol dire Resistenza oggi?

“Resistere non significa semplicemente riflettere o descrivere. Bisogna anche intraprendere un’azione.”: così diceva lo scrittore Stéphane Hessel, combattente della Resistenza francese, rimproverando alle nuove generazioni del loro scarso impegno.

La critica di Hessel rivolta ai giovani deve essere il nostro punto di partenza per compiere un processo di attualizzazione della Resistenza. Perché il 25 aprile e la Resistenza non sono un museo da visitare occasionalmente e in cui immortalare le gesta eroiche dei partigiani.

Bisogna andare oltre… Prendere parte ed “essere parte” delle “nuove” resistenze contro i “nuovi” nemici. 

Le dittature che, nel presente, ci opprimono e affliggono le persone, ne calpestano la vita e la dignità, non si chiamano più soltanto “nazifascismo”: oggi assumono la forma e la bestialità dell’ingiustizia, della povertà, della discriminazione e del razzismo, della corruzione e del fenomeno mafioso (il professore Giuseppe Carlo Marino definisce appunto l’antimafia come “l’altra resistenza” in uno dei suoi ultimi libri). L’antimafia, dunque, come lotta di giustizia sociale associata alla rinascita democratica avutasi con la Resistenza.

Quindi, la Resistenza deve essere intesa oggi come una rivoluzione morale che riesca a scuotere la coscienza dei cittadini. E a riguardo vorrei ricordare un grande uomo del secolo scorso, ma così avanti nel pensiero che ci ritorna sempre attuale, ora più che mai: Pier Paolo Pasolini, il quale in una sua intervista del 1966, definiva la Resistenza come “una sorta di grande rabbia organizzata” che “ha portato al rivoluzionamento di tutte le idee che gli italiani avevano su se stessi in quel periodo”. Ecco, questa rabbia la dobbiamo portare con noi; e dobbiamo indignarci tutte le volte che ci troviamo di fronte a delle cose che non vanno. Ritrovare lo spirito critico nei confronti della realtà ed essere liberi di pensare diversamente dalla massa. Lottare contro l’immobilismo della società, reagire, soprattutto in periodi di crisi come quello che stiamo attraversando, sfidare il sistema statico, superando le passività e il conformismo; è importante che noi giovani, attraverso l’impegno civile e l’attivismo sociale, possiamo attuare in tal senso una nuova forma di Resistenza dei nostri giorni.

Inoltre, sebbene possiamo dire di aver trovato in un certo senso la strada spianata, è giusto ricordare che a noi spetta oggi un compito altrettanto difficile e importante: difendere le posizioni che abbiamo conquistato, i nostri diritti, la democrazia e la Repubblica, preservare la nostra preziosa carta costituzionale dagli attacchi vili che, di tanto in tanto (e anzi ormai forse troppo spesso), le sono rivolte. Perché ricordiamoci che la nostra Costituzione è figlia della Resistenza e dietro questi 139 articoli, come spiega Calamandrei, “ci sono giovani come noi che sono caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati… che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta”.

Buon 25 aprile a tutti!

Profilo della Redazione. Con questo account verranno pubblicati i comunicati stampa, le notizie riportate da altri siti ed altro materiale generico.

No Comments

You must be logged in to post a comment.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: