È il momento. Non più sopportazioni e legnate, tasse e vergogna, disonestà e ladrocini e quanto altro non dico. Ora c’è l’ultima: Renzi, dopo aver parlato con Berlusconi, propone l’« Italicum», il nuovo sistema elettorale che dovrebbe sostituire il « Porcellum» che più porcello di così non avrebbe potuto essere visti i risultati che ha prodotto nel nostro Bel Paese. E che fa il nuovo progetto di riforma elettorale?

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In buona sostanza offre un’alternativa – difficile pensando anche al ballottaggio – ai tre attuali più forti raggruppamenti, il PDS, Forza Italia e Cinque Stelle. Ma, al tempo stesso, salvaguarda i minori e i minimi e, all’interno, gli intoccabili, i pària, quelli che, in ogni caso, debbono essere eletti. E ricompare il listino, piccolino ma altrettanto vergognoso, in base a quanto si era blaterato prima: “Niente listini. Devono eleggere i cittadini con le loro preferenze”.

Sul piano morale non serve dire che i listini saranno di pochi numeri e tramite, anche, primarie. Stanno lavorando, insomma, tutti d’accordo per … riprendersi l’Italia, con un diverso Senato e senza Province. Solo i fessi non si accorgono che la nuova legge elettorale sarà, ancora una volta, “ad usum delphini”, cioè a vantaggio della “casta”.

E lo Stato? Sempre più penso che per questi “Signori” lo Stato sia una struttura aliena, altro da sé, un’entità al proprio servizio. C’è stato un tentativo di rivolta contro questo sistema. È stato condotto da Grillo e dai suoi; senza prospettiva, senza progetti, senza Stato. Direi un tentativo eversivo pericoloso e in certo senso maldestro. Tanto che, al suo interno, i dissensi non sono più singoli ed isolati.

E quindi, in questi momenti, più che mai, l’Italia non è di nessuno. Non c’è! Nessuno la ama e la rispetta. Il frazionamento dei raggruppamenti, quelli che si chiamano partitini, dimostra che è tutta una questione di potere fine a sé stessa. Ne è prova il 5 e l’8 per cento della quota minima che è il contentino per loro, per farli rientrare nel sistema, per non farli scomparire. Salvo, poi, a riapparire e riprendere vigore nell’eventuale ballottaggio. Magari con Ministri e Sottosegretari e Sottogoverni. E allora? Allora riprendiamoci noi l’Italia, noi cittadini, mettendo insieme intelligenze, volontà, esperienze, onestà, rispetto del denaro altrui e delle regole conseguenti, tutto quello che rende uno Stato credibile e veramente civile; e mettiamoci all’opera per scalzare la casta, per vincere il malaffare e risorgere in un’Italia veramente nuova.

Utopia? Ci penso anch’io. Ma senza speranze e coraggio non si va da nessuna parte! A questo punto non serve – solo e soltanto – una nuova legge elettorale. Serve cambiare anche quello che nella Costituzione è obsoleto. Serve cambiare il modo di essere cittadini e parlamentari. Serve un’ideologia di Stato e un progetto serio e parcellizzato per vincere la crisi e ricostruire il Bel Paese. Vorrei lasciarla qui. Ma perché non credere che un nuovo Risorgimento, come al tempo di Don Sturzo, ideologico e morale, concreto ed idealista, con il suo Partito Popolare, non sia oggi possibile? Si dirà: la casta è ben radicata e non molla. Ma se non dovessimo aver fede, sperare nella forza di cittadini che sappiano proporre e fare con onestà e scienza, dovremmo dire che l’Italia è morta.

Perché non sa più costruire una lega degli onesti che abbiano volontà di pensare e di lavorare per uno Stato normale. Sì, normale. Per non dovere più lavorare e vivere invano!

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