Mafia: Elena Ferraro, l’imprenditrice antiracket che si ribello’

Una scelta di legalità che già in passato aveva fatto, quando a Salemi, in un altro centro da lei diretto aveva licenziato un tecnico di radiologia con parentele ‘importanti’. “Anche in quella occasione subii pressioni per riassumerlo – dice ancora -, ma rimasi ferma sulla mia posizione”. Mario Messina Denaro tornò ancora nel centro. “Veniva con la scusa di ritirare analisi ed esami – prosegue Ferraro – ma per ricordarmi l’affare in sospeso”.

Una donna coraggio? “No, per me è stata una reazione normale – dice ancora -, sono cresciuta con certi valori, ho vissuto lo sgomento delle stragi di mafia, non avrei potuto fare un’altra scelta. Oggi grazie alla vicinanza delle associazioni antiracket mi sento protetta, hanno stretto un vero e proprio cordone intorno a me. Vorrei dire a chi si trova nella mia situazione di denunciare. Si può farlo anche anche se si è un giovane imprenditore, se si è donna e si vive in Sicilia”. Qualcosa è cambiato negli ultimi anni anche a Castelvetrano? “Direi di sì. Prima non si poteva nemmeno nominare la parola ‘mafia’ – conclude – oggi anche grazie al lavoro delle scuole, si va affermando una forte cultura antimafia”.

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