PALERMO – “In questi giorni si è parlato tanto di minacce di Totò Riina nei confronti del magistrato Nino Di Matteo. Le minaccia è qualcosa che qualcuno pronuncia perché sa di poter intimorire il minacciato. In realtà queste non sono minacce, Totò Riina è stato ascoltato, è stato intercettato mentre, inconsapevole di essere ascoltato, pronunciava prima delle parole rabbiose nei miei confronti ma poi dei veri e propri ordini di morte che cercava di far pervenire all’esterno. E’ qualcosa di diverso, di più rispetto a una minaccia tanto che la gravità delle parole che sono state intercettate ha indotto i procuratori di Palermo e di Caltanisetta a trasmettere immediatamente il testo e addirittura il sonoro della registrazione al ministro dell’Interno perché evidentemente si ravvisava un pericolo anche per l’ordine pubblico. Quando si parla genericamente e sommariamente di minacce probabilmente non si aiuta l’opinione pubblica a capire di cosa si tratta”. Lo ha detto il pm Nino Di Matteo intervistato da Linea Gialla, il programma di approfondimento de La7 condotto da Salvo Sottile in onda questa sera.

“Certo – ha aggiunto -, ogni tanto penso che, razionalmente e vedendo le cose con freddezza e razionalità, forse non ne vale la pena di sacrificare tanta parte della propria vita e per tanto tempo al proprio ideale. Però poi alla fine prevale sempre la passione per il nostro lavoro. Parlo per me, ma anche per tanti altri colleghi. Nella consapevolezza della bellezza di cercare con i propri limiti, con i propri errori, con i propri sbagli che certamente ci sono stati e ci saranno sempre, la verità”.

“Non è storia recente che ogni qual volta si alzi il livello delle indagini e si esca dal perimetro dell’ala militare di Cosa Nostra, questo tipo di investigazioni dà fastidio ad ambienti esterni, a Cosa Nostra, ma anche alla stessa organizzazione mafiosa – ha aggiunto Di Matteo -. Certamente Totò Riina non ha nulla da temere, da un punto di vista prettamente concreto, dall’erogazione di una eventuale condanna. E’ già condannato per parecchi episodi di omicidio e di strage a numerosi ergastoli. Probabilmente non accetterebbe l’eventualità che vengano fuori dal processo e dalle indagini che stiamo continuando a fare ipotesi di accordo e di cooperazione con entità esterne a Cosa Nostra. Questa è un’analisi che possiamo fare ma della quale certamente non possiamo in questo momento essere sicuri”.

Di Matteo ha poi aggiunto: “Io non voglio spiegare nulla e interpretare condotte o omissioni altrui, mi sento soltanto di ricordare che da quando con Antonio Ingroia 5 anni fa abbiamo iniziato questa indagine abbiamo rilevato un dato: le critiche, alcune volte anche gratuite e cattive, sono venute da tutte le parti, da vari settori della politica, senza distinzione di colore. Almeno ci vorranno riconoscere che non è stata un’indagine fatta per favorire una parte politica a scapito di altre. Ritengo che comunque sia comprensibile che ogni qual volta si tocchi il tasto dolente delle possibili collusioni tra mafia e pezzi delle istituzioni – ha aggiunto -, inevitabilmente si scateni un interesse anche di tipo contrario all’approfondimento di queste ipotesi. Noi cerchiamo di fare i magistrati, di fare appieno il nostro dovere, ma certamente tutto quello che è capitato in questi ultimi mesi è un’ulteriore riprova del concetto che ho cercato di esprimere”.

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