Alla fine si è saputo. Il #cuneofiscale sul lavoro (cioè quella quota che forma la retribuzione lorda ma che il dipendente non vede versata nelle sue tasche) sarà solo di 10 miliardi reperiti con la spending review (che sono poi soldi non proprio garantiti). Aspettiamoci una qualche clausola di salvaguardia che aumenta ancora gli acconti Ires, Irpef e le accise sui carburanti e chi più ne ha più ne metta. Comunque chi può dica a Matteo RENZI che ridurre ‪#‎cuneofiscale‬ a #doppiacifra in modo che se ne accorgano sia le imprese (tutte) che i lavoratori (tutti) equivale a un minimo del 10% e che un solo punto di cuneo vale tra i 3 e i 4 miliardi (non lo dico io lo dice Giuliano Cazzola che di queste cose forse ne sa più di tutti). Se invece si tratta di solo 10 miliardi come è stato appena annunciato, allora Renzi avrà ridotto il cuneo fiscale solo del 2,5-3% smentendo subito la doppia cifra. Inoltre l’applicazione della riduzione del #cuneofiscale – di cui subito Giuliano Poletti ha precisato che compete nella sua quantificazione al collega Ministro dell’economia Padoan – non deve a mio avviso, riguardare solo determinati soggetti ma tutte le imprese quindi tradursi in effetti positivi anche per le buste paga più elevate altrimenti la misura potrebbe essere in contrasto con l’articolo 3 della costituzione. Dunque per recuperare risorse e rendere il saldo delle buste paga più elevate pari a zero il Governo dovrebbe rimodulare poi l’irpef aumentando quella dei redditi più elevati ma tale misura sarebbe fortemente impopolare e repressiva (e con le elezioni alle porte non credo convenga). Vediamo cosa partorirà la montagna.
In attesa di ricredermi, mi sento di affermare con granitica convinzione che la crescita non si fa con gli spot o con gli annunci che già si sa di non poter pienamente realizzare, si fa con le misure strutturali, graduali e di lungo orizzonte (che non significa furbescamente lunga durata della legislatura o degli iter necessari a produrre norme strutturali e cogenti) destinate a favorire ulteriori e reali possibilità di lavoro per le imprese che investono e poi danno lavoro e creano ricchezza per il Paese. Ma se il Governo già punta ad incrementare le tasse (come oramai sembra chiaro a tutti) colpendo i risparmi per reperire risorse dimostra di non aver compreso la vera emergenza del Paese perché, tassare i risparmi eroderà la capacità di spesa e, realisticamente, favorirà la fuga dei capitali (per chi può) e degli investitori all’estero. Non basta essere Gggggiovani, spiritosi e girare in Smart per guidare un paese. Occorre aver veramente lavorato sporcandosi le mani di terra per capire i complessi meccanismi e le difficoltà di questo Paese. Cose queste che chi vive esclusivamente di politica da anni (cioè è uno stipendiato dalla politica perché altro non sa o non vuole fare) e dunque legge il paese con occhi distorti non potrà mai comprendere. Mi duole dover rivalutare i governi tecnici ma trovatemi un tecnico puro che voglia lavorare per il benessere comune e non abbia nemmeno un piccolo conflitto di interessi e gli do tutto il mio sostegno.

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