PALERMO – Lo scandalo delle spese pazze dei gruppi parlamentari su cui indaga la Procura di Palermo eleva a un terzo i membri del Parlamento, composto da 90 deputati, che hanno guai con la giustizia. Gli onorevoli in carica coinvolti nell’indagine sono 32 (più altri 52 ex parlamentari non rieletti), altri cinque sono indagati in altre inchiesta, sulla formazione professionale e sui fondi europei gestiti dall’ente pubblico Ciapi. E fa 37. E c’è chi può vantare anche doppi avvisi di garanzia.

Il gruppo col maggior numero di indagati, anche perché è il più consistente, è quello del Pd: 9 su 19. Nell’Udc coinvolti 4 parlamentari su dieci, nel Pdl 2 su dieci, 4 su sei nel Mpa-Pds, 2 su quattro nel Pid-Grande sud, 6 su otto di Articolo 4, 2 su cinque nei Democratici e riformisti per la Sicilia, e 2 su sei nel Misto. Tre (su 10) sono i gruppi senza indagati: Cinquestelle, Megafono e Lista Musameci.

Sui 36 rieletti all’Ars solo in 4 non risultano coinvolti nell’inchiesta. I loro nomi primeggiano all’interno dei gruppi parlamentari regionali che appoggiano il centro-destra siciliano. Sono: Nino D’Asero, Presidente del Gruppo Popolo della Libertà (PDL) – verso il PPE; Marco Falcone, vice-Presidente del Gruppo Popolo della Libertà (PDL) – verso il PPE; Vincenzo Vinciullo, Tesoriere del Gruppo Popolo della Libertà (PDL) – verso il PPE; Santi Formica, Presidente del Gruppo Lista Musumeci.

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 “Aspettiamo prima di dare valutazioni definitive “, osserva D’Asero, “ma bisogna avere il senso del buon padre di famiglia nell’amministrare i fondi”.

Studente universitario. Motto: "dipenderai meno dal futuro se avrai in pugno il presente".

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