da Tp24.it | di Franco Lo Re – Una campagna elettorale al calor bianco era il minimo che ci si potesse aspettare a Gibellina. I presupposti c’erano tutti, dopo una legislatura tormentato e densa di colpi di scena. Una maggioranza via via sfaldatasi con un crescendo vertiginoso, fino al culmine segnato dalla bocciatura del bilancio del 2014. Tanti gli episodi più significativi lo presagivano. Il commissariamento del Consiglio Comunale (“per la prima volta nella storia della nostra città, un provvedimento molto grave” , lo commentò il sindaco). Con il conseguente violento scontro tra Rosario Fontana, sindaco uscente, e Mimma Gaglio, già vicepresidente del Consiglio. “Le menzogne su ipotetici buchi di bilancio e dissesti finanziari, nei fatti, miravano ad eliminare ogni risorsa a disposizione dell’Amministrazione Comunale per la realizzazione di programmi e progetti, e contestualmente creare le condizioni per un aumento delle tasse, nella prossima legislatura, addossando le responsabilità al Sindaco Fontana.” Accuse pesanti che Fontana rivolgeva a chi gli aveva bocciato lo strumento finanziario. “Solo propaganda elettorale”, gli ribatteva a muso duro la vicepresidente del Consiglio comunale Gaglio, ( è componente del direttivo provinciale del PD), “la dimostrazione sta nell’aver avviato i lavori appaltati da parecchio tempo solo adesso a ridosso delle elezioni amministrative.” , chiosava. La improvvisa e prematura candidatura di Nicolò Bonino, non nuovo ad esperienze politiche ( molti ricordano il migliaio di voti di preferenze prese in una competizione provinciale nelle file di Rifondazione, caso insolito per quel partito), lanciata a “freddo” sembrò essere il segnale dell’inizio delle ostilità. A seguito di un incontro tra l’ On. Baldo Gucciardi, capogruppo del Partito Democratico all’Assemblea Regionale ( presenti il sindaco di Salemi Domenico Venuti e Marco CampagnaSegretario Provinciale del PD) con i rappresentanti del locale partito  di Gibellina si decideva di puntare su Bonino. Senza indugio lo stato maggiore del PD trapanese lanciò la candidatura del bancario con grande determinazione e senza ombra di tatticismo. “Per alzare il prezzo”, qualcuno malignamente commentò. Ma, se le parole hanno ancora un senso, il comunicato parlava chiaro. Era una candidatura “coerente con quanto già affermato in questi mesi, rispettoso e dialogante con tutte le  posizioni politiche emerse, avendo ascoltato le numerose istanze di coloro che vogliono  ‘cambiare verso’ rispetto alla disastrosa esperienza  amministrativa di Fontana”. Di lì a pochi giorni, anche l’ex vice-sindaco con delega ai Lavori Pubblici Tommaso Tarantolo lanciava il guanto della sfida annunciando la propria candidatura alla prima carica cittadina. Una decisone maturata durante la serata di venerdì 17 aprile. Una data scaramantica per chi ci crede. Durante l’incontro del gruppo consiliare “La città che vorrei” veniva sancita la clamorosa frattura tra Rosario Fontana ed il gruppo rappresentato da Fabio Ragona, che, come i tabulati ricordano, fu il consigliere comunale più votato nelle precedenti elezioni amministrative del 2010. Un scenario quindi in cui tutti sembravano prendere rapidamente le distanze dall’ex sindaco Fontana. Uomini, idee e progetti risucchiati da una vorticosa forza centrifuga. Tutto lasciava prefigurare una accesa competizione tra i quattro aspiranti allo scranno su cui, per un decennio, troneggiò il mai abbastanza rimpianto senatore Ludovico Corrao. Il cui fantasma aleggia ancora su ogni competizione elettorale. Ai tre citati candidati, occorre infatti aggiungere il dottore Salvatore Sutera, uno stimato medico, outsider della politica, che ci prova per la seconda volta. Appoggiato oltre che da un numeroso gruppo di giovani, dall’ex sindaco Bonanno, da ex politici come Vincenzo Ienna, Nino Lanfranca e Daniele Messina, dal gruppo “Officina 146” del consigliere Gioacchino De Simone ha ottenuto persino il sostegno del gruppo vicino al consigliere uscente del Pd, Nino Plaia . Questo vasto schieramento lo dovrebbe portare ad avere maggiori chances rispetto alla volta precedente. Il tutto quindi sembrava dovesse procedere secondo lo schema descritto. E non un secolo fa. Le decisioni e le scelte apparivano granitiche, almeno a leggere i comunicati e le dichiarazioni dei protagonisti. Come, ad esempio, quello congiunto del PD-PSI, dove addirittura venivano invocate affinità elettive per gli “stessi ideali del socialismo riformista europeo”. I due partiti apparivano decisi “per le prossime elezioni amministrative a dare un contributo unitario e voltare definitivamente pagina all’esperienza disastrosa dell’amministrazione Fontana.” Con un frasario apocalittico veniva marchiata l’esperienza amministrativa dell’architetto Fontana, bollatadi “pressapochismo” mancanza di competenza inerzia che stanno portando nel baratro Gibellina. E con l’impegno proclamato di “di sollevare le sorti di questo nostro Paese che vive nei ricordi di una grandezza passata.” Parole di fuoco, come si vede, scolpite sulla pietra, di chiusura netta a qualsiasi dialogo, ma destinate però ed essere ricoperte da un novello manto dell’oblio di burriana memoria. A suonare la ritirata ci ha pensato per primo l’ex Assessore Tommaso Tarantolo. Improvvisi ed improrogabili impegni di lavoro mi impediscono di portare avanti la mia candidatura a sindaco alle amministrative del 31 maggio e 1 Giugno 2015. Ringrazio tutti quelli che avevano aderito alla mia lista, spero sia una competizione leale con programmi concreti”. Con questa succinta nota annunciava il proprio ritiro dalla competizione elettorale. Dopo una prima dichiarazione che smentiva le voci di un suo ritiro, anche Bonino rimetteva i remi in barca, ritornando al suo lavoro di sempre, lasciando alla moglie l’onere/onore della politica. Si dimostravano così facili profeti chi, fin dal primo momento, ci aveva preannunciato la “vittoria” ( almeno quelle delle primarie) di Rosario Fontana. Il quale in effetti ha dimostrato di avere gioco facile a “imporre” anche a Gibellina la medesima formula renziana applicata sia a livello nazionale sia ormai un po’ ovunque. Quella che vede il Pd e il Nuovo Centro Destra NCD alleati. Insomma, si sarebbe trattato fino a quel momento solo di un gioco delle parti? Un lungo giro di valzer per ufficializzare una decisione già presa altrove? La presenza del deputato regionale Giovanni Lo Sciuto in qualità di assessore della futura giunta, sarebbe il suggello dell’accordo raggiunto. Tanto è bastato per scatenare il sarcasmo all’ex esponente del PD Salvatore Stuppia di Castelvetrano ponendo la retorica domanda al segretario provinciale Mario Campagna “come mai a Gibellina voterà e farà votare l’On. Lo Sciuto, mentre a Castelvetrano uomini a lui riferibili risultavano indigesti anche come semplici alleati di coalizione?”. Beghe interne di partito, si dirà. Che ai cittadini, in verità, poco interessano e lasciano il tempo che trovano. Per il resto, tutto ormai sembra essere rientrato sui binari di un percorso prevedibile e già tracciato.  Rosario Fontana, uscito rafforzato dall’intera vicenda, nella mattinata di ieri lunedì ha fatto sapere che il suo impegno “continua per la città e darò seguito agli ultimi giorni di mandato conferitomi dalla mia gente, conciliando sempre passione e progresso” comunicando di avere ricomposto la Giunta nominando vice Sindaco e assessore Biagio Girlando, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri – Sez. di Marsala, con le deleghe di Lavori Pubblici, Urbanistica, Patrimonio e Verde Pubblico. Come a volere dire che la nave ha ripreso la sua rotta. Tanto rumore per nulla, quindi? Saranno i cittadini a rispondere. Dovranno decidere, a fine maggio, se ridare la fiducia all’uscente Rosario Fontana o premiare invece la caparbietà del medico di base Salvatore Sutera. E non sarà facile.

Franco Ciro Lo Re

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